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La storia di Luisa la Rossa: unica rossa del paese

Pensavo di essere stata scambiata al momento della nascita, ma mio padre mi ha rassicurata: “era impossibile, eri una carotina!”

Ecco, pensavo, allora sono proprio nata così…
Però perché papà e mamma hanno occhi e capelli scuri e io rossa con occhi azzurri? Era un’ingiustizia.
Non ho realizzato subito; solo da ragazzina mi sono spiegata il perché dei miei capelli così lunghi da bambina, quando mia nonna, con tanto amore, me li lavava, pettinava, acconciava.
Ogni mattina e ogni sera venivo spazzolata, prima di uscire venivo acconciata con trecce, coda o codini; l’importante era tenere i capelli lontano dagli occhi e dal viso.
Poi, verso i cinque anni, presi i pidocchi e fu deciso di dare un taglio netto alla chioma; sembravo un maschietto intanto ero un maschiaccio e con questo look l’opera era completa.

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Alle scuole medie ero l’unica del paese ad avere i capelli rossi, ora cominciavo a sentirmi a disagio.
Alle superiori speravo di trovare altre sfortunate come me, ne trovai una, non proprio con la  mia sfumatura, ma orgogliosa di avere capelli rossi, differenti da tutti. Me ne feci una ragione ma non per questo mi ritengo fortunata; fortunato è colui che gode di buona salute, ciò che mi sentivo ripetere da nonna e condivido.
Anche se ero il bersaglio di battute simpatiche e meno, cercavo di passare inosservata come meglio potevo. Ricordo ancora il professore di fisica quando mi interrogava e uscivo alla cattedra, mi ripeteva sempre che era una gioia per gli occhi vedermi e guardarmi; ero come una televisione a colori mentre gli altri in bianco e nero, immancabilmente arrossivo e questo era il massimo per lui, ero così carina e simpatica che avrei dovuto lavorare in uno sportello a contatto con il pubblico. Ho sempre cercato di evitarlo.

Lavoro d’ufficio ho sempre desiderato e per un po’ di anni così è stato; poi con l’avvento della crisi ho perso il lavoro. Ne ho cambiati molti a causa dei contratti a tempo determinato, poi è arrivato questo lavoro a contatto con il pubblico, ironia della sorte, il buon professore era anche un po’ indovino; la scelta non credo sia stata casuale.
Anche oggi, nonostante sia consapevole del colore naturale dei miei capelli, non mi sento diversa, fortunata o sfortunata, sento che questa sono io; capelli rossi o meno.

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Ora porto i capelli corti, credo mi stiano meglio dei lunghi nonostante facciano meno “colpo”, ma io sono così….
Per altri sono Luisa la rossa giusto per non confondermi con le altre Luisa, nome comunque poco diffuso. Ogni scusa è buona?
Mi piacerebbe vivere in una grande città dove avrei più possibilità di non essere l’unica con i capelli rossi ma credo che questo non avverrà mai.

Luisa

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